La Rosa di Paracelso

Rivista di studi sull'Esoterismo occidentale

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“Paracelso…raccolse nell’incavo della mano il piccolo pugno di cenere e disse una parola a bassa voce. La rosa risorse”.

Così termina il celebre racconto di Jorge Luis Borges intitolato “La Rosa di Paracelso”. Un racconto che, in pochissime righe, esprime l’essenza stessa della Tradizione Esoterica, come solo i grandi Iniziati, i grandi poeti e i sublimi scrittori sanno cogliere e comunicare. Sempre in questo racconto, un'altra frase è, assolutamente, da far propria da parte di chi crede nella Tradizione. È quella in cui Paracelso ammonisce il suo giovane (e scettico) ipotetico discepolo: "Ogni passo che farai è la meta". La meta di ogni ricerca genuinamente esoterica è, infatti, la strada che si intraprende: passo, passo. Porre come obiettivo predefinito una meta – la Meta – è un atto di superbia: anzi di protervia. Mette al primo posto l’Io, il soggetto, il suo soddisfacimento e non il lavoro, la fatica, il raccoglimento, la meditazione, il sacrificio, l’ascesi e la rinuncia a tutto ciò che è apparenza: a tutto ciò che tiene ancorato lo spirito alla non-realtà che ci circonda.
Tanti, oggi, sono coloro che – sulla scia del non-discepolo di Paracelso – cercano, spasmodicamente la meta. E si perdono lungo la strada che non riescono e, neppure, sono in grado di percorrere: perché a loro manca l’umiltà, il silenzio e lo studio. Lo studio perché se la Scienza Esoterica è, certamente, pratica è anche apprendimento, studio, disciplina e confronto. Il silenzio perché solo nel silenzio interiore (e esteriore) è possibile distillare un sapere raccolto e intimo: un sapere del “cuore” e nel della mente, del pensiero discorsivo. L’umiltà perché solo con l’umiltà si può oltrepassare la superbia e la tracotanza dell’Io: il principale ostacolo nel cammino della Tradizione.  

 

 


N° 2 (2020): Islam ed Esoterismo: un astro brillante acceso da un sacro ulivo, che non è orientale, né occidentale/Islam and Esotericism: a shining star kindled from a blessed olive tree, neither of the East nor of the West


Copertina

Recenti studi nell’ambito dell’Esoterismo occidentale hanno riscontrato un problema considerevole nell’approccio Eurocentrico alla disciplina. Nel caso delle fedi non europee, quali l’Islam e l’esoterismo islamico sono stati spesso affrontati come influenze esterne della sua controparte occidentale, la quale (al confronto) è stata molto più studiata e ricercata. Tuttavia, recenti studi hanno dimostrato un’attuale indipendenza di ciò che possiamo definire Esoterismo islamico, a partire dall’approccio dei maestri Sufi alla loro fede, all’interpretazione esoterica del Corano; dall’influenza dei testi magici e astrologici quale il Ghāyat al-Ḥakīm (o Picatrix), all’impiego dell’Esoterismo all’interno della tarīqua nel contesto della mistica islamica per la ricerca della Haqiqa, o ‘verità ultima’.

Recent studies in the field of Western esotericism have individuated a sizeable problem with the Eurocentric approach to the discipline. As with other non-European faiths, Islam, and Islamic esotericism with it, has been mainly confronted as an outside influence to its more well-researched Western counterpart. Yet, studies have shown a lively independent existence of what we may term Islamic esotericism, from the distinct approach of Sufi masters to their faith, to the esoteric interpretations of the Qur'an; from the influences of astrological and magical texts such as the Ghāyat al-Ḥakīm upon religious discourse, to the employment of esotericism within tariqas in the Islamic mystics’ search for the Haqiqa, or ‘ultimate truth’.