Simona Cigliana, La «Musa purpurea». Valentine de Saint-Point dal futurismo all’Islam.

Simona Cigliana

Abstract


 

   Anne-Jeanne-Valentine-Marianne Desglans de Cessiat-Vercell (1875-1953), pronipote di Alphonse de Lamartine, più nota al secolo con il nom de plume di Valentine de Saint-Point, fu poetessa, drammaturga, pittrice. Membro della Société des Gens des Lettres, teorica della condizione femminile e anche teorica dell'arte e della danza, fu personaggio di spicco del milieu culturale e mondano della Parigi di inizio secolo, ispiratrice e consigliera di pittori, musicisti e scrittori (Satie, Ravel, Mucha, Rodin, D'Annunzio). Il suo nome è associato ai due manifesti che firmò in risposta alle posizioni antifemministe di Marinetti: il Manifesto della donna futurista (1912) e il Manifesto della lussuria (1913); gli storici della danza la ricordano anche per i suoi scritti sulla Métachorie, la danza «ideista» che le ispirò ardite coreografie pervase di anelito spirituale. In questi anni, compagna del poeta «cerebrista» Ricciotto Canudo -intellettuale dalla forte allure prophétique e fautore di un movimento per l'edificazione di un Uomo Nuovo-, Valentine, già entrata in contatto con il teosofo e occultista Vivian Postel de Mas, pubblica sulla rivista «Montjoie!» articoli di critica letteraria e di teosofia e si impegna in una azione rivolta all’educazione esoterica non solo dell’élite artistico intellettuale ma anche di un più vasta cerchia di lettori. Nelle sue raccolte poetiche, in particolare nei Poèmes de la Mer et du Soleil, si riflette un percorso interiore che, sulla scia di Schopenhauer e di Nietzsche, la conduce dalla esaltazione dell'orgoglio (Poèmes d’orgueil) e dell'indipendenza come forze individuanti e creatrici, alla sofferta constatazione della crisi di valori che sembra aver coinvolto tutto il mondo moderno: crisi alla quale cerca di rispondere proponendo una visione della vita e dell’arte che superi il dualismo tra spirito e materia, tra attività dell'intelletto e dimensione fisica.

   L’adesione al futurismo e in seguito all’ideismo simbolista, l’incontro con la teosofia e l’attrazione per le religioni orientali non sono tuttavia che tappe di una lunga ricerca esistenziale, culturale e spirituale che condurrà la Saint-Point da Parigi negli Stati Uniti e, da qui, in Egitto, dove, dopo un periodo di militanza all’interno del gruppi islamici anti-occidentali, diverrà discepola di René Guenon e si convertirà all’Islam. Persa la fiducia nel ruolo dell’arte, nella sua capacità di trascendenza e di sublimazione, abbandonata la speranza di poter influire sulla storia attraverso la lotta politica, dopo una vita vissuta all’insegna della libertà e della spregiudicatezza, questa donna conosciuta per il suo elogio della lussuria e per il suo gusto dello scandalo, mutata ancora una volta identità, troverà infine rifugio e appagamento, con il nome di Rawhiya Nourel-Dine, nella spiritualità ascetica del sufismo. 


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La Rosa di Paracelso OJS || ISSN: 2532-2028

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