L'"Iride" e il "Nestoriano smarrito" Estasi, apocalisse e rivelazione nel "solco" oscuro di Clizia

Sergio Scartozzi

Abstract


   Con Le occasioni Eugenio Montale propone ai lettori alcuni dei versi più significativi ed enigmatici della sua opera, dando soprattutto continuità alla poetica dei dai tardi 'ossi' – Crisalide, Arsenio, Incontro –, dove l'indefinito «tu» mette a fuoco un referente femminile via via latore, oltre che beneficiario privilegiato (se non unico), del significato e della dimensione dell'«oltre». Le Muse montaliane rappresentano prima facie delle sublimazioni emblematiche determinate da conoscenze, esperienze e pulsioni, le quali – nel convergere dei tratti specifici di ciascun 'pretesto' – divengono sostanza, 'testo' di un maggiore e potente simbolo destinato ad imporsi e segnare La bufera e altro, come – in chiave ironico-fantasmatica – il verso intero del Libro montaliano.

   L'«Iride-Clizia» del Terzo Libro esplode in corrispondenza dell'Elegia di Pico Farnese, L'orto, Siria, Verso Finisterre, Sulla colonna più alta, pur avendo insinuato il suo sospiro in importanti liriche come Carnevale di Gerti, Palio, Eastbourne, Stanze. Sono però i grandi affreschi della Bufera a indicarla come «spia», Verbo incarnato, speranza immobilmente pedinata da Arsenio e venerata dal «Nestoriano». Proprio nella prospettiva scettica e agnostica, la manifestazione del grande demone tenebro-luminoso – che occorre in corrispondenza della «notte del mondo», della «catastrofe definitiva» – promette una potente catarsi, risvegliando una gnosi che caratterizza in primo luogo le Conclusioni provvisorie. Qui si declina un'iconologia in cui cenere e fuoco, sangue e distruzione abbracciano un decisivo messaggio palingenetico. La renovatio, il 'travalicare', l'excessus amministrati dalla Messaggera comunicano una verità contemporaneamente artistica e spirituale. 

   Gli studi di Angelo Marchese (Visiting angel: Interpretazione semiologica della poesia di Montale), Oreste Macrì (“L'«Angelo nero» e il demonismo nella poesia montaliana”), Francesco Zambon (L'iride nel fango: L'anguilla di Eugenio Montale) e Angelo Jacomuzzi (La poesia di Montale: Dagli «Ossi» ai «Diari») hanno puntualmente riconosciuto il carattere salvifico e soprannaturale dell'assoluto femminino montaliano. Una trasfigurazione muliebre culminata coi componimenti gnomici di Satura (L'angelo nero, Divinità in incognito, Rebecca), del Diario del '71 e '72, del Quaderno di quattro anni e di Altri versi (L'oboe, Il demiurgo, Trascolorando), informata di una tradizione enigmatica, filosofica e simbolica connessa radicalmente con esperienze esoteriche e occultistiche; in costante equilibrio dunque tra memoria pagana e soteriologia cristiana. Dalla Sophia ermetica, alla Beatrice dantesca, passando per il femminile estatico persiano, la Spes aeternae contemplationis biblica, l'«angelo refuso» magico-realistico: la multiforme «luce-in-tenebra» incarna continuamente la presenza del «varco». Concentrando la lettura sulle strategie simboliche e taumaturgiche proprie della Bufera s'intende proporre una sintesi di carattere, significato e forma dell'oscuro personaggio di Iride-Clizia.

 

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La Rosa di Paracelso OJS || ISSN: 2532-2028

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