L’esperienza dell’archetipo femminile nella formazione del giovane Evola, 1920-1930

Marco Rossi

Abstract


   L'articolo si propone una trattazione delle posizioni ideologiche di Julius Evola sulla donna e la femminilità, a partire da alcuni scritti durante la sua avventura artistica futurista e dadaista, anni 1920-22; si seguiranno le sue posizioni nelle riviste di Arturo Reghini ( 1924-25 ) e infine nella parte finale degli anni Venti, sino alle posizioni espresse nel quindicinale La Torre del 1930.

   Si cercherà di mostrare, parallelamente alle descrizioni testuali sopra menzionate, qualcosa delle intricate vicende esistenziali di Evola di quegli anni, in particolare segnalando le interazioni con il rapporto con la scrittrice Sibilla Aleramo, che ebbe con Evola una storia importante ( e subito dopo con Giulio Parise, anch’egli dei gruppi di Reghini e poi di UR); la quale ne parla nel suo romanzo Amo, dunque sono ed esprime anche posizioni di forte simpatia con l’ambiente dei “maghi” di UR di allora.

   Si intende sottolineare l’ambiguità sostanziale delle posizioni teoriche e pratiche che Evola mostra rispetto alla donna, alla femminilità e forse anche verso anche l’eterno archetipo femminile.


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La Rosa di Paracelso OJS || ISSN: 2532-2028

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