La frattura originaria. Il Diavolo nell’opera di Guido De Giorgio

Luca Siniscalco

Abstract


Il Diavolo, Lucifero, il Grande Tentatore, è una figura che compare nell’opera del tradizionalista italiano Guido De Giorgio (1890-1957) come figurazione insieme teologica e simbolica del Male. Riprendendo la lezione della mistica cristiana occidentale, De Giorgio indaga la figura biblica della Caduta interpretandola come una forma dia-bolica di scissione dell’unità originaria, entro lui immanenza e trascendenza, divenire ed essere, soggetto e oggetto erano invece eternamente unificati, in quella coincidentia oppositorum che è meta ultima della realizzazione interiore.
Lucifero presiede la gerarchia discendente del mondo infero, è il «riflesso inverso dell’unità divina di cui ha pure l’analogia trinitaria nelle tre facce che sono volte antiteticamente mentre in Dio sono omocentriche e confluenti». Il Diavolo è infatti la figura parodistica di Dio, ne inverte ogni attributo simbolico e governa le degenerazioni interiori che conducono al male eterno. Se l’ascesi radizionale conduce a un cammino anagogico che mena dal dominio delle Forme a quello dei Ritmi, sino allo scioglimento della psiche nel Silenzio del Paradiso, la “via” luciferina trasfigura l’uomo nel Diavolo, costringendolo alla eterna dannazione – che è tale in quanto dilaniante e permanente scissione.
È questa “fenomenologia” del Diavolo, per come è stata liricamente delineata da Guido de Giorgio, che il nostro studio si propone di indagare. Partendo dall’interpretazione teologica e metafisica di Lucifero offerta ne La Tradizione Romana, intendiamo evidenziare come nell’intera opera di De Giorgio la manifestazione del Maligno nel mondo sia essenzialmente ricondotta alla scissione dell’unità metafisica originaria. Scambiando l’aspirazione al cielo con l’attrazione per la terra gli uomini hanno percorso un cammino che li ha resi «superuomini del nulla (…), figli del Gran Vermo, schiavi del Grande Schiavo». Così la dannazione è riposta nella vera morte, che non è quella biologica, bensì quella spirituale, che si realizza – paradosso teologico – nella vita dell’io. La dannazione è infatti la logorante coscienza dell’io e, dunque, il dualismo, giacché «chi dice io, nega Dio», laddove la vita di Dio nell’uomo e dell’uomo in Dio si realizza soltanto tramite l’annichilimento dell’ego. Una postura spirituale, questa, di cui si mostrerà la coerenza con il patrimonio della philosophia perennis, in particolar modo nella sua declinazione mistica cristiana, e con l’insegnamento di René Guénon.

 


Full Text

PDF

Refback

  • Non ci sono refbacks, per ora.


La Rosa di Paracelso OJS || ISSN: 2532-2028

logo mimesis edizioni