La Rosa di Paracelso

Rivista di studi sull'Esoterismo occidentale

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“Paracelso…raccolse nell’incavo della mano il piccolo pugno di cenere e disse una parola a bassa voce. La rosa risorse”.

Così termina il celebre racconto di Jorge Luis Borges intitolato “La Rosa di Paracelso”. Un racconto che, in pochissime righe, esprime l’essenza stessa della Tradizione Esoterica, come solo i grandi Iniziati, i grandi poeti e i sublimi scrittori sanno cogliere e comunicare. Sempre in questo racconto, un'altra frase è, assolutamente, da far propria da parte di chi crede nella Tradizione. È quella in cui Paracelso ammonisce il suo giovane (e scettico) ipotetico discepolo: "Ogni passo che farai è la meta". La meta di ogni ricerca genuinamente esoterica è, infatti, la strada che si intraprende: passo, passo. Porre come obiettivo predefinito una meta – la Meta – è un atto di superbia: anzi di protervia. Mette al primo posto l’Io, il soggetto, il suo soddisfacimento e non il lavoro, la fatica, il raccoglimento, la meditazione, il sacrificio, l’ascesi e la rinuncia a tutto ciò che è apparenza: a tutto ciò che tiene ancorato lo spirito alla non-realtà che ci circonda.
Tanti, oggi, sono coloro che – sulla scia del non-discepolo di Paracelso – cercano, spasmodicamente la meta. E si perdono lungo la strada che non riescono e, neppure, sono in grado di percorrere: perché a loro manca l’umiltà, il silenzio e lo studio. Lo studio perché se la Scienza Esoterica è, certamente, pratica è anche apprendimento, studio, disciplina e confronto. Il silenzio perché solo nel silenzio interiore (e esteriore) è possibile distillare un sapere raccolto e intimo: un sapere del “cuore” e nel della mente, del pensiero discorsivo. L’umiltà perché solo con l’umiltà si può oltrepassare la superbia e la tracotanza dell’Io: il principale ostacolo nel cammino della Tradizione.  

 

 


N° 2 (2019): Non omnis moriar: Modelli alchemici, ermetici e mistici nell’Esoterismo Occidentale – Non Omnis Moriar: Alchemical, Hermetic, and Mystical Patterns in Western Esotericism


Copertina

Fin dagli anni Novanta con la pubblicazione degli atti delle conferenze di Utrecht (Università di Groninga, 1989)[1] e di Parigi (Collège de France, 1991),[2] le fonti, i temi e il simbolismo dell’alchimia hanno ricevuto un’attenzione particolare da parte del mondo accademico europeo. In particolare, la recente riedizione di The Hermetic Museum – Alchemy & Mysticism[3] assieme alla collettanea di saggi Lux in Tenebris -[4] il cui contenuto si focalizza su un aspetto prettamente visuale – hanno messo in luce un carattere multidisciplinare sia dell’ambito di ricerca, così come di determinati autori, testi o determinate tradizioni ermetiche. Ed è stato così mostrato come determinati temi e modelli dell’alchimia abbiano pervaso l’ambito musicale,[5] così come quello letterario e scientifico.[6] Tuttavia, l’influenza del simbolismo alchemico e dei processi ad esso legati non è stata limitata a una considerazione di solo carattere storico. Dinamiche di natura rituale, cerimoniale ed iniziatica son state analizzate - tra i vari e multiformi casi di tradizioni religiose o singoli gruppi iniziatici - negli studi di David Gordon White,[7] Hugh B. Urban,[8] così come in quelli di Hans Thomas Hakl e molti altri.[9]    



Since the 1990s, with the publication of the proceedings of the Utrecht conference (University of Groningen)[1] and the Paris symposium (Collège de France, 1991),[2] the sources, themes, and symbolism of alchemy have received a special attention in the European academic environment. In particular, the recent re-edition of The Hermetic Museum – Alchemy & Mysticism[3], coupled with the collection of essays Lux in Tenebris[4] - whose content focuses on the more visual aspect of alchemy – have evidenced a multidisciplinary character both of the field of research, and of specific authors, texts, or particular hermetic translations. It has thus been proven how certain themes and models of alchemy have pervaded the domains of music,[5] literature and science.[6]  Nevertheless, the influence of alchemical symbology and the aspects related to it has not been limited to a mere historical dimension. Dynamics of ritual nature, ceremonial and initiatic, have been analysed – among the various and multifaceted cases of religious traditions and individual initiatic groups – in the studies of David Gordon White,[7] Hugh B. Urban,[8] and those of Hans Thomas Hakl and many others.[9]